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SANITA':100 ANNI DI INFERMIERI;TRA DOMANDA E SCARSITA'/ANSA


(di Francesco Pauri)
(ANSA) - ROMA, 12 MAG - Saccheggiata da un po' tutte le forme
d'arte, dalla letteratura con Lara del ''Dottor Zivago'' alla
musica con le infermiere dalle quali ''torneremo a farci fare
l'amore'', come cantava De Gregori, fino ai film leggeri degli
anni Settanta, l'infermiera, anzi la professione infermieristica
(ma ancora oggi l'80% della categoria e' composta da donne)
compie 100 anni. Da quel 1910 che e' l'anno della morte di
Florence Nightingale, capostipite della moderna scienza
infermieristica, chiamata Florence in onore di Firenze, dove
nacque il 12 maggio 1820.
''Abbiamo trovato grossi ostacoli - racconta Andrea Bottega,
segretario nazionale del NirSind, sindacato delle professioni
infermieristiche - a tradurre nell'organizzazione dei servizi
sanitari del nostro paese lo sviluppo di carattere professionale
avuto dalla meta' degli anni '90. In primo luogo perche' viviamo
uno stato di cronica carenza di personale: nel Nord Italia sono
piu' di 30.000 gli infermieri stranieri. Ma lo stato di carenza
permane perche' ogni anno escono dal mercato del lavoro 17.000
infermieri e ne entrano solo 8.000''.
C'e' poi tutto l'universo della sanita' che sta cambiando
pelle. Ora gli ospedali si organizzano non piu' per reparti ma
per intensita' di assistenza. I pazienti vengono ricoverati in
base alle acuzie, cioe' lo stato di gravita' e intensita' della
malattia. ''E' fondamentale - sottolinea Bottega - tarare
l'organizzazione del lavoro su questo. Si pensi a un
coordinatore di una sala operatoria che gestisce sotto di se'
100 persone, 20 sale operatorie, maneggia milioni di euro. Puo'
essere visto alla pari di un primario della dermatologia che
gestisce quattro medici, due infermieri, e un po' di pomate''.
I sindacati chiedono al governo la libera professione e una
normativa che tenga conto della preponderante presenza
femminile, quindi, fra l'altro, possibilita' di part-time.''C'e'
soprattutto scarsita' di personale e non adeguata formazione -
conferma Ilaria Pannacci, 29 anni, la laurea specialistica
conseguita un mese fa col massimo dei voti e un impiego sicuro
nel reparto di nefrologia del Bambino Gesu' a Roma -. I rischi
che ci si assume sono sicuramente maggiori rispetto alla
qualifica e allo stipendio. E questo e' demoralizzante''. Eppure
la formazione, con l'istituzione del percorso universitario e'
un altro importante segnale dei tempi che cambiano: non piu' le
migrazioni di ragazze, specie del sud, come e' stato fino agli
anni Ottanta, verso le scuole del centro-nord, con tante che
hanno poi messo il diploma nel cassetto per fare le mogli e le
madri. E lo stipendio, nel caso di Ilaria, con la normativa
fiscale della Citta' del Vaticano, che ha giurisidizione
sull'ospedale, arriva a 2.000 euro netti al mese. ''Ma i miei
colleghi ne prendono 1.500'' precisa. (ANSA).




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